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E' un argomento che mi tocca molto da vicino, perchè l'ho vissuto. E' straziante vedere i propri cari soffrire, è disumano vedere il corpo consumarsi dalla sofferenza, senza nessuna speranza, senza nessuna possibilità di ripresa, o di ripresa di una vita da potersi chiamare tale.
Non temo cio' che la vita mi destinerà in genere, non temo la morte, ma ho il terrore della sofferenza per la malattia. Perchè ti toglie tutto, anche la dignità dell'essere umano, e non voglio che nessuna macchina possa continuare a vivere per me, voglio che se non ci sono speranze, il mio corpo si spenga da sè.
Ma tutte queste sono solo parole... parole... e teoria.. ora che si è lontani dall'incubo malattia, quando invece si è chiamati a decidere, allora tutto cambia.
Avevo 19 anni, e mio padre dopo 2 anni di teribile malattia, in sala di terapia intensiva da tutto quel lungo tempo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, attaccato ad un respiratore artificiale, la sua luce stava arrivando alla fine, sempre lucidissimo ma minato dalla sofferenza, il medico dell'ospedale (era al civico di Brescia) chiese a noi familiari se volevamo mettere fine a questa agonia che sarebbe durata ancora per settimana, ma senza speranza. La mamma, il fratello, decisero che avrei dovuto decidere io, perchè ero quella che non riusciva a staccarsi un solo minuto da quella stanza. Ci pensai una notte intera, e poi decisi, non potevo staccare, egoisticamente volevo ancora parlare con lui, vedermi nei suoi occhi. Dopo 2 settimane fu la fine, e mi resi conto che ero stata una perfetta egoista, avevo ancora una volta pensato a me, e non a lui che aveva sofferto inutilmente .
Bisogna trovarsi davanti a queste scelte, solo allora puoi dire si o no all'eutanasia.
Enza
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