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il menù pasquale a roma
Come la Quaresima, il giorno di Pasqua è un forziere di tesori della cucina italiana, ben custoditi e tramandati. I topoi irrinunciabili della tavola pasquale sono l’uovo e l’agnello, due alimenti carichi di significato sacro e profano. L’uovo è il più antico simbolo vitale della storia dell’umanità, mentre l’agnello è stato eletto prima dalla religione ebraica e poi da quella cattolica come rappresentante della persona di Gesù in quanto simbolo sacrificale
le Lasagne Verdi al Ragù, o la più originale Zuppa Imperiale: un composto di semolino, uova, pane grattugiato, burro, sale e noce moscata, è cotto al forno, tagliato a tocchetti e servito nel brodo di carne.
Fra i secondi pasquali primeggia l’agnello in numerose varianti sparse in tutta Italia: si può fare arrosto, “brodettato”, stufato in fricassea. L’Abbacchio alla Romana viene cucinato in padella con un intingolo di aglio, rosmarino, acciughe, peperoncino, aceto e vino bianco. Le costolette vengono cotte “a scottadito” cioè sulla brace e mangiate caldissime.
per tutte le regioni
Concludiamo la carrellata dei dolci con gli Agnelli Pasquali, di pasta di mandorle, tipici del sud. La tradizione vuole che vengano regalati ai bambini la mattina di Pasqua e il più famoso è quello confezionato fin dall’ottocento dalle suore del convento di Favara, in provincia di Agrigento, ripieno di una farcia di pistacchi. In Puglia l’agnellino pasquale secondo un’antica ricetta leccese nasconde all’interno un ripieno di pan di spagna, perata o cotognata e una crema di uova e liquore detta “faldacchiera”.
Infine, per i più appassionati, non possiamo non ricordare quello che in terra friulana un tempo, era il piatto conclusivo del pasto pasquale: il Pistum o Pistrum, sorta di gnocchi a forma cilindrica fatti di pangrattato, uova, erbe aromatiche, uva passa e droghe, che si cucinano in brodo. Detto così, appare più un piatto di sostanza che un dolce, in effetti la definizione è assai ardua. Molto più consono ai nostri canoni di fine pranzo è invece lo Squaglio, tipico della colazione pasquale romana, che sarà il nostro “caffè” fatto però con 5 grammi di cacao amaro per ogni tazza, acqua bollente, zucchero, e - per chi ancora ce la fa - panna montata!