
Vibrant Clarity, Fattore J... sono i neologismi coniati da Toyota per esprimere nel miglior modo possibile i concetti fondamentali della filosofia che è alla base della piccola Aygo. Effettivamente, la Aygo è nuova. Forse non lo sarà per le dimensioni compatte. E neanche per l’interessantissimo rapporto tra ingombri e spaziosità. Ma lo è di sicuro per il modo con cui gli elementi tipici di un’utilitaria - o una vettura del segmento “sub-B”, come usano dire “quelli che ne capiscono” – sono stati combinati tra loro e “conditi” con un design simpatico, moderno e mai banale.
La Aygo, il cui nome richiama volutamente l’espressione inglese “I go”, è compatta, lunga pochi millimetri oltre i 3 metri e 40, e tanto originale. In così poco spazio, i designer Toyota hanno creato una piccola scultura, in cui le convessità si sovrappongono armoniosamente, creando piacevolissimi giochi di luce, che evidenziano la dinamicità dell’insieme. Grande attenzione è stata data alla praticità, grazie anche alle 5 porte (di cui le posteriori un po’ sacrificate e dotate di vetri a compasso, sicuramente a causa di esigenze strutturali), che sono ancora una piccola chicca in questo segmento.
L’interno è appagante dal punto di vista estetico. Alla sensazione di solidità, trasmessa dalle tinte e dalle caratteristiche dei materiali utilizzati, s’uniscono alcuni piacevoli dettagli dal design originale tra i quali spiccano la consolle centrale e, in particolare, i comandi del climatizzatore manuale. Questi sono una sorta di ibrido tra i classici - e un po’ “passati” - comandi a cursore e le più moderne manopoline. Simpatica, ma forse poco intuitiva, la scelta dei numeri romani per indicare le velocità del ventilatore. Strumentazione di ispirazione “astronomica”, con uno strumento di maggiori dimensioni, contenente tachimetro e display multifunzione, su cui orbita, idealmente, un “satellite” che ospita il contagiri (che però si paga a parte). Forse l’unica soluzione poco felice, è il sistema scelto per le bocchette d’aerazione. Già visto su altri modelli, tale marchingegno sfrutta elementi sferici, che possono essere orientati in ogni direzione e, all’occorrenza, chiusi con una rotazione di 180°. Si tratta di un meccanismo che pecca un po’ quanto a praticità.
La Aygo è disponibile in due versioni, la “base” denominata semplicemente Aygo e la Aygo Sol. La prima monta di serie i classici doppio airbag e ABS con EBD con in più il volante regolabile, i poggiatesta posteriori e la predisposizione audio. La Sol offre inoltre i vetri elettrici, gli airbag laterali, la panchetta ribaltabile 50/50, il sistema ISOFIX e alcuni particolari della carrozzeria in tinta. Per entrambe ci sarebbe bisogno di integrare la dotazione almeno con il climatizzatore manuale, gli airbag laterali per la “base” e un buon impianto audio, disponibile però solo sulla Sol (Autoradio con lettore CD e 6 diffusori, dove la base ne prevede soltanto 2). Tuttavia, la filosofia della versione base essenziale e priva di qualsiasi orpello costituisce una buona opportunità per chi cerca un’utilitaria “propriamente detta”, a patto che il tutto non si esaurisca in un semplice allestimento fantasma, ovvero esistente solo sulla carta e, soprattutto, che il prezzo sia commisurato con i contenuti. Certo, almeno su quest’ultimo punto, il marchio Toyota dovrebbe essere una garanzia...
La Aygo, tecnicamente, nasce da un progetto congiunto Toyota-PSA, da cui sono nate anche le altre due sorelline, la Citroën C1 e la Peugeot 107. I tre modelli condividono pianale e scocca, buona parte della componentistica e ovviamente, la meccanica. A spingerle c’è il tre cilindri Toyota da un litro. Compatto e leggerissimo, appena 69 kg, il mille giapponese è capace di 50 kW, 68 cv, con un coppia massima di 93 Nm a 3600 giri, grazie anche alla particolarità (e rarità, su una piccola), del variatore di fase. L’erogazione è sufficiente per sfiorare i 160 orari e toccare 100 km/h in ca 14”. Omologato Euro4, il tricilindrico nipponico consuma appena 4,6 litri per percorrere 100 km nel cosiddetto ciclo combinato. Ottimamente isolato dalle vibrazioni, che sono la croce di tutti i tre cilindri, il propulsore a benzina sarà affiancato nel 2006, da un diesel da 1,4 litri.
Tirando le somme, quindi, è prevedibile che sul mercato la mini Toyota si trovi perfettamente a proprio agio, nonostante sia una new entry nel segmento “sub-B”. In primis, il merito va alle sue qualità, ma su tutto influisce anche la politica commerciale della Casa madre che, si preannuncia particolarmente concorrenziale e, conseguentemente, molto orientata alla soddisfazione del cliente.
D’altra parte, sono o no giapponesi?
