Questa notizia, mi lascia un po' perplessa
Oltre al confine virtuale/reale, bisogna anche valutare cosa è grave veramente.
Anche se la donna in quetione ha cancellato un nik, uccidendolo, nel gioco
non mi sembra un reato.... bensì un gioco.
LONDRA - Il reato è omicidio: una donna di 43 anni avrebbe eliminato il marito di 33. L'altro giorno la polizia è andata a bussare alla sua porta e l'ha arrestata. Movente: la donna era furiosa perché l'uomo le aveva imposto il divorzio, senza dare spiegazioni, dopo una lunga relazione. Cose che succedono, ma che in questo caso stabiliscono un precedente: perché il delitto è accaduto nel mondo virtuale, mentre l'arresto è avvenuto in quello della realtà.
E' successo in Giappone, secondo quanto riferisce stamane la stampa britannica, ed ecco com'è andata (i nomi non sono stati resi noti per ragioni legale, secondo l'Indipendent di Londra). I due si erano conosciuti in un gioco su internet chiamato MapleStory, in cui i giocatori creano un personaggio, avviano relazioni, possono sposarsi e perfino fare sesso, digitalmente s'intende, ovvero in una realtà virtuale (il gioco ha 50 milioni di giocatori in tutto il mondo, 9 milioni soltanto in Giappone). Il lui e la lei di questa storia, infatti, vivevano uno a Tokyo, l'altra a Sapporo, e non si sono mai incontrati faccia a faccia. Però si piacevano, o meglio si piacevano i personaggi da loro creati, tanto da sposarsi, sempre all'interno del gioco, e da avere rapporti quotidiani (sessuali e no).
Finché a un certo punto lui si è stufato e, con un'opzione prevista dal gioco, ha divorziato. Lei non l'ha presa bene. E poiché precedentemente aveva ottenuto, attraverso il gioco, il nome e la password di lui, ha messo in atto la sua vendetta: uccidendo, ovvero cancellando da Maplestory, il personaggio laboriosamente creato da lui. Lui ha protestato con gli amministratori del gioco e poi con la polizia, che ha considerato il caso alla stregua di un attacco illegale di hacker a un sito: un crimine via computer, per il quale in Giappone esiste una pena massima di cinque anni di carcere e circa 4000 euro di multa. Così gli agenti hanno identificato la donna e sono andati a casa sua ad arrestarla.